Armi italiane per la guerra saudita

(fonte: Iriad- Istituto Ricerche Internazionali Archivio Disarmo)

La relazione governativa sulle esportazioni di materiali di armamento nel 2016 conferma la continua ascesa dell’export italiano sui mercati mondiali e in particolare su quelli nordafricani e mediorientali (59%), aree di crisi e di conflitti a noi vicine.  Appare notevole il livello complessivo delle autorizzazioni all’export 2016 (14,6 miliardi di euro), connesso in misura significativa all’accordo siglato con il Kuwait per 28 aerei Eurofighter, le cui consegne saranno scaglionate negli anni venturi. Va rilevato che l’export globale italiano nel quinquennio 2010-2014 si è attestato mediamente intorno ai 3 miliardi di euro, ma già dal 2015 era giunto ad 8 miliardi di euro. Questo conferma un posizionamento sempre più alto nella classifica mondiale dei maggiori esportatori di armi. Il 63% del nostro export è indirizzato proprio verso paesi extra UE-NATO, mentre a queste due organizzazioni va solo il 37%. A questo proposito va ricordato inoltre che nel corso degli anni è stata firmata una serie di accordi di cooperazione militare con ben 50 paesi, ponendoli praticamente nelle condizioni privilegiate concesse ai paesi UE e NATO, con un’equiparazione di fatto che lo stesso Sergio Mattarella già denunciò nella seduta 619 del 3/5/2005 in merito alla ratifica dell’accordo di cooperazione militare con l’Algeria. Dalla relazione si rileva anche un incremento dell’export di bombe d’aereo MK82 e MK84  con 21.822  pezzi (nel 2015 “solo” 1.050). Bombe di questo tipo corrispondono a quelle prodotte dalla RWM di Domusnovas in Sardegna e destinate all’aeronautica dell’Arabia Saudita, che le sta utilizzando da tempo nello Yemen, come ha documentato Amnesty International. Leonardo/Finmeccanica si conferma come primo operatore del settore, con quasi l’80% del settore, seguita a terzo posto proprio dalla RWM. Va ricordato inoltre che nella relazione governativa viene indicato anche un valore ulteriore di oltre 176 milioni di euro per non meglio identificate intermediazioni in campo commerciale. Nella relazione infine, notando che l’Italia è “classificata terza per numero di Paesi di destinazione delle vendite, dopo USA e Francia”, si valuta tutto ciò come la “dimostrazione di una capacità di penetrazione e flessibilità dell’offerta nazionale all’estero…”. Considerate le destinazioni e l’uso dei prodotti esportati proprio in aree di crisi e di conflitto da cui peraltro provengono crescenti flussi di profughi, ci si aspetterebbe una maggiore attenzione non solo nei toni, ma anche nella concessione di tali licenze.

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