Algeria, gli youtuber contro il voto

Pubblicato per la prima volta su Agenzia Dire (dire.it) il 3/05/2017

Youtuber in prima linea per boicottare le elezioni. Succede in Algeria, dove le campagne mediatiche istituzionali per convincere i cittadini a partecipare alle legislative di domani si scontrano con l’appello di giovani artisti e videomaker che spopolano sul web. Primo fra tutti DZ Joker, 26 anni, noto in Algeria fin dal 2011, l’anno della cosiddetta “primavera araba”. Il suo brano ‘Mansotish‘, ‘non salterò‘ è un gioco di parole con ‘manvotish’, non voterò, e ha raggiunto in pochi giorni quasi 3 milioni e mezzo di visualizzazioni. Nel video l’artista affronta diversi problemi che affliggono l’Algeria, e in una scena veste i panni di un ‘harraga’, un emigrante, in procinto di annegare nel Mediterraneo. Lo youtuber intona un violento ‘j’accuse’ contro il il sistema: “Non capisco niente del tuo Parlamento, né di chi fa cosa. Vuoi farmi partire, ma è qui che voglio vivere. Devo parlare, anche se vogliono impedirmelo”.

Oltre 2 milioni e mezzo di visualizzazioni per Anes Tina, che attraverso la parodia di un popolare film sulla vita di Maometto (“Il messaggio sulla vita del profeta dell’Islam”, del 1976) denuncia i vizi e la corruzione della classe dirigente algerina. Un altro video visto da centinaia di migliaia di persone si intitola ‘La takon shiyatan’, letteralmente “non fare il lustrascarpe” e attacca i ‘lustrascarpe’ ovvero i ‘leccapiedi’ che fanno parte della classe dirigente e sono, secondo l’autore, Kamal Labiad, gli unici ad interessarsi al processo elettorale. Dopo la cosiddetta Primavera araba profondi cambiamenti hanno attraversato il Nordafrica: Tunisia, Egitto e Libia hanno infatti visto un cambio di governo dopo lunghi periodi di dittatura, il Marocco ha concesso una significativa revisione costituzionale. In apparenza invece stabile l’Algeria, che secondo uno studio compiuto dall’Istituto di studi politici internazionali (Ispi) incrociando diverse ricerche, non ha conosciuto miglioramenti né per quanto riguarda le libertà e la corruzione, né rispetto a reddito e occupazione. “La stabilità del regime autoritario in Algeria – scrive il ricercatore Gianni Del Panta in un’analisi pubblicata dall’Ispi – è emersa come sorprendente. Questo non significa, ovviamente, che il Paese non sia stato attraversato da movimenti di contestazione. Anzi, l’ex colonia francese è risultata il secondo Paese, subito dopo la Tunisia, ad essere investito da proteste molto partecipate”.


RISCHIO ASTENSIONE E DONNE NEI MANIFESTI SENZA VOLTO

Domani oltre 23 milioni di algerini saranno chiamati in tutto il Paese a scegliere i 462 deputati che siederanno per i prossimi cinque anni all’Assemblea nazionale del popolo, la camera bassa del parlamento. Gli analisti danno in vantaggio il Fronte di Liberazione Nazionale (Fln): un dato poco sorprendente per l’ex-partito unico a cui appartiene l’attuale presidente dell’Algeria Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999. Suscita una certa preoccupazione l’alto tasso di astensionismo atteso. Nelle legislative del 2012, si recò alle urne solo il 43% circa dell’elettorato, e quest’anno è venuto da più parti l’appello al boicottaggio delle elezioni.

In lizza ci sono 63 partiti. Attualmente, l’alleanza presidenziale al potere, costituita dall’Fln (221 seggi) e dal Raggruppamento nazionale democratico (Rnd, 68 seggi), costituisce la principale forza politica. Partecipano, attraverso due coalizioni rivali e un nuovo partito, anche i diversi partiti islamisti, che nel 2012 hanno ottenuto 60 seggi. Scetticismo anche rispetto alle quote rosa: per arrivare al 30% di candidature femminili imposto dalla legge, la stampa locale accusa le formazioni islamiste di aver proposto ad alcune donne di candidarsi per mera formalità. Lo proverebbe il fatto, di cui la stampa ha già parlato nelle scorse settimane, che le foto con i volti delle candidate non apparivano neanche sui manifesti elettorali, accanto a quelle dei colleghi uomini. Lo scrutinio rappresenterà una tappa importante nel delineare gli scenari futuri del Paese, dove l’era di Bouteflika, che versa in gravi condizioni di salute, sembra volgere al termine.

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