Una città siriana in rivolta contro Al-Qaeda

 Le fazioni legate ad al Qaeda stanno espandendo il loro controllo sull’unica provincia rimasta completamente in mano ai ribelli. Ma in una piccola città a sud di Idlib gli abitanti stanno ricominciando a ribellarsi contro il potere dei jihadisti.

Traduzione dall’inglese a cura di Focus Middle East. Link all’originale di Hashem Osseiran pubblicato su Newsdeeply.com :
https://www.newsdeeply.com/syria/articles/2017/06/15/a-small-syrian-towns-revolt-against-al-qaida#

In una piccola cittadina controllata dai ribelli nella provincia di Idlib, al centro di imponenti proteste antigovernative nel 2011, cittadini e attivisti sono tornati in strada in questi giorni. Stavolta però, slogan e canti non sono più contro il governo, ma contro un gruppo armato filo-al Qaeda.

Nel corso di quest’anno, un alleanza di forze combattenti guidate da al Qaeda, chiamata Hay’at Tahrir al Sham (HTS), ha preso il controllo di vaste aree di territorio nella provincia nord-occidentale di Idlib e nelle zone circostanti, sottraendole al controllo di altre fazioni ribelli, e diventando così una delle forze di opposizione più potenti oggi in Siria. Mentre sembra che HTS stia prendendo sempre più piede a Idlib, le grandi proteste contro una loro incursione a Maraat al Numan nel weekend sono testimoni della storia di resistenza al gruppo estremista.

“Continueremo a resistere [contro Tahrir el Sham] nello stesso modo in cui abbiamo pacificamente resistito al regime siriano e affrontato la sua repressione,” ha detto a Syria Deeply Khaled al Hamid, ventiduenne tra gli organizzatori delle proteste.

Circa 80,000 persone vivono a Maarat al Numan, compresi un gran numero di sfollati siriani fuggiti dalle città vicine. L’Esercito Libero Siriano (noto con la sigla FSA) ha ottenuto il controllo totale di Maarat al Numan nell’ottobre 2012, dopo intense battaglie con l’esercito siriano. Da allora la città è diventata roccaforte dei malconci gruppi ribelli siriani, diventati attori secondari dopo che il fronte Jabhat Fatah al Sham (ex-affiliato di al Qaeda) si è unito ad altri quattro gruppi minori nel 2016 per formare il gruppo HTS.

Anche se la nuova formazione filo-al Qaeda ha una certa presenza in città, compreso un ufficio locale, la stragrande maggioranza della popolazione appoggia la 13esima Divisione Brigata dell’Esercito Libero, costituita in prevalenza da abitanti di Maarat al Numan, e che ha avuto il merito di riportare l’acqua in città dopo che i pozzi erano stati distrutti dai bombardamenti nel 2015.

“Dall’inizio della rivoluzione Maarat al Numan è stata in prima fila nella lotta contro lo Stato Islamico e al Qaeda… non potrà mai diventare una roccaforte di al-Qaeda,” ha dichiarato un alto ufficiale della 13esima divisione a Syria Deeply, chiedendo di restare anonimo per paura di rappresaglie.

L’anno scorso, gli abitanti di Maarat al Numan avevano protestato per più di cento giorni contro il governo del gruppo filo-al Qaeda, in una delle campagne di protesta più lunghe dal 2011. La recente ondata di protesta è solo l’ultima puntata di una lunga serie nella storia di resistenza ai gruppi estremisti.

Venerdì le manifestazioni sono state scatenate dall’assalto di centinaia di miliziani jihadisti alla sede della 13esima Divisione, durante il quale alcuni combattenti sono stati arrestati con l’accusa di aver ucciso membri della loro coalizione jihadista. I miliziani hanno anche ucciso un funzionario della sicurezza locale durante un raid nel suo appartamento.

Infuriati dall’incursione in città gli abitanti di Maarat al Numan sono scesi massicciamente in strada portando simboli e bandiere della rivoluzione siriana, con un cartello che recitava “La vostra fine inizia a Maarat al Numan. Non potete umiliare coloro che Bashar [al-Assad] non è riuscito a sconfiggere”.

Gli abitanti si sono accalcati intorno alla moschea cittadina e vicino al quartier generale del gruppo, dove si sono scagliati contro i miliziani armati di Tahrir al-Sham, urlando gli stessi slogan usati in passato contro le bande mercenarie assoldate dal governo siriano. “Shabiha, Shabiha” (“delinquenti, teppisti”. La parola si riferisce alle forze di sicurezza in borghese ingaggiate per attaccare le manifestazioni).

Secondo gli attivisti locali, i miliziani di HTS avrebbero risposto con estrema violenza alle proteste, aprendo il fuoco per disperdere la folla. Un video postato venerdì sui social media dall’agenzia di mediattivisti Smart News Agency mostra alcuni manifestanti a Maarat al Numan sparpagliarsi al suono di colpi d’arma da fuoco.

Gli abitanti dei villaggi e delle città vicine che cercavano di unirsi alle proteste hanno raccontato di essere stati sparati ai check-point intorno alla zona. Al-Hamid ha raccontato di essere stato fermato insieme ad altri attivisti a un posto di blocco a circa 3 km a nord-ovest della città, mentre cercavano di arrivare da un villaggio vicino.

“Eravamo più o meno a 300 metri dal posto di blocco quando i miliziani di Tahrir al-Sham hanno aperto il fuoco sparando in aria. Noi non ci siamo fermati, abbiamo continuato a camminare, finché uno di loro non ha iniziato a sparare nella nostra direzione. I proiettili colpivano la strada a pochi metri da noi. A quel punto ci siamo fermati e siamo indietreggiati un po’, urlando slogan contro il gruppo”.

Una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa Ibaa, organo del gruppo HTS, afferma che i miliziani non avrebbero preso di mira direttamente i  civili, sparando solo alcuni colpi di avvertimento in aria per disperdere la folla. Non ci sono state vittime, ma per gli abitanti la reazione dei miliziani è stata simile a quella del governo siriano negli anni passati.

“Quello che ci sta succedendo oggi è una ripetizione di quello che ci è successo sette anni fa. È la stessa repressione, stesse minacce e violenza. L’unica differenza è nei nomi. Prima ci colpiva Abu Khodor, ora ci colpisce Abu al Qa’qa,” dice al Hamid, riferendosi ai nomi di battaglia comuni tra i combattenti jihadisti.

Dopo il primo giorno di proteste, HTS ha firmato un accordo per la cessazione delle ostilità con l’Esercito Libero di Idlib (sigla FIA), una coalizione di gruppi ribelli con “un consolidato centro di potere nella zona sud di Idlib.” La 13esima Divisione è uno dei tre gruppi più radicati del FIA.

Secondo l’accordo, sarà formato un comitato composto da membri sia di HTS che del FIA per indagare le accuse riguardanti gli attacchi del fine settimana a Maarat al Numan. La 13esima divisione dovrà anche cessare le proprie operazioni indipendenti in città e cedere controllo della maggioranza dei suoi uffici a Maarat al Numan alla leadership del FIA. Resta poco chiaro se la proposta dissoluzione della 13esima divisione sia puramente superficiale.

Il FIA, meno armato, ha anche ceduto alle richieste di Tahrir al Sham accettando di consegnare quei combattenti della 13esima divisione che ritiene colpevoli di violenze contro il proprio gruppo. In cambio, Tahrir al Sham ritirerà tutti i suoi miliziani dispiegati in città e smantellerà tutti i posti di blocco, tranne uno alla periferia di Maarat al Numan.

Secondo un comandante della 13esima divisione, per impedire futuri scontri, le fazioni ribelli legate all’Esercito Libero stanno negoziando un accordo di riconciliazione tra membri del HTS e l’ex 13esima Divisione, ma nei colloqui in corso sembra che quest’ultimo stia avendo la peggio.

“Ormai siamo in una posizione di debolezza, perché loro controllano vaste aree intorno a Maarat al Numan, e siamo circondati da tutti i lati,” ha detto il comandante. “Questi movimenti di protesta sono la nostra unica arma contro al Qaeda”.

Se per ora le armi tacciono, la protesta contro al Qaeda è continuata a Maarat al Numan anche nel weekend. Alcuni video rilasciati da piattaforme di mediattivisti come Edlib Media Center e Smart News Agency mostrano strade piene di gente. Alcune foto circolate sui social media mostrano i  muri e le piazze della città inondate di graffiti che tuonano accuse contro il gruppo estremista. Alcuni attivisti hanno dichiarato a Syria Deeply che hanno intenzione di continuare la loro campagna contro HTS.

Al-Hamid, insieme a una rete di attivisti dei villaggi vicini sta organizzando nuove proteste a Maarat al Numan per venerdì. Quando gli è stato chiesto se si aspettava una scarsa affluenza in piazza a causa dei metodi repressivi di Tahrir al Sham, al Hamid ha spiegato che la gente ormai è davvero esausta di al-Qaeda ed è difficile che possa essere scoraggiata.

Abu Baraa, un mediattivista di Maarat al Numan è della stessa idea, e dice che gli abitanti ormai sono sempre più convinti che HTS non sia altro che un “gruppo terrorista”. Anche se la popolazione di Maarat al Numan ha covato per anni questo risentimento, l’ultima ondata di attacchi è stata per molti la goccia che ha fatto traboccare il vaso, anche per quelli che appoggiavano in gruppo in città.

Nel frattempo, la 13esima Divisione potrà anche essere in una posizione debole dal punto di vista militare, ma continua a godere di un’ampia base di supporto in città, senza la quale al Qaeda non ha nessuna possibilità di successo.

“Al Qaeda non ha futuro a Maarat al Numan,” ha detto un comandante della 13esima divisione. “La città continuerà a essere il più grande fastidio per al Qaeda nella provincia di Idlib”.

 

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