Siria. Né ISIS né Assad: l’alternativa è la democrazia

Schiacciate tra il regime e i gruppi jihadisti, in Siria esistono ancora forme di autogoverno civile e democrazia locale che con grande fatica continuano il loro lavoro. Ma il discorso dominante vuole raccontare il conflitto solo come uno scontro tra Assad e gli estremisti2d81ad524a4c599b79bc1fbac1a5f9e6_XL[1]

Proteste contro il gruppo jihadista Hayat Tahrir al Sham a Saraqib, 19 luglio 2017

Il 18 luglio le donne e gli uomini di Saraqib (a est di Idlib) hanno partecipato alle elezioni per il loro consiglio locale. Secondo la commissione elettorale hanno votato 2475 persone, il 55% degli aventi diritto. Pochi giorni prima, i tre candidati avevano tenuto un vivace dibattito pubblico.[1] Non vedrete mai niente di simile nella ‘Siria di Assad’, dove in cinquant’anni di dittatura non ci sono mai state elezioni libere. È questa l’alternativa al regime: l’autorganizzazione, la democrazia e l’autonomia locale, non l’ISIS e l’occupazione straniera.

Liberi dallo stato, oltre 150 consigli locali esistono solo nella provincia di Idlib per gestire i servizi pubblici locali. Lavorano in condizioni inimmaginabili. Il regime e i suoi alleati continuano il loro regno del terrore dai cieli, cercando di eliminare la sostenibilità di ogni alternativa.

Le popolazioni di Idlib devono affrontare anche altre sfide e minacce alla loro libertà così duramente conquistata. I gruppi estremisti sono molto forti nella provincia e ci sono continue lotte di potere tra i vari gruppi armati. Molti consigli locali nella provincia hanno diffuso comunicati in cui dichiarano la loro neutralità e chiedono la fine delle lotte intestine. Negli ultimi giorni e settimane la gente di Idlib ha protestato contro Hayat Tahrir Al Sham (HTS, ex Fronte Nusra) in risposta agli attacchi contro civili, attivisti e gruppi dell’Esercito Libero. Le proteste più grandi si sono avute a Ma’arat Al Numan, dove migliaia di persone sono scese in strada per chiedere che il gruppo estremista lasciasse la città. E oggi [19 luglio, ndT] miliziani di HTS hanno aperto il fuoco a Saraqib sui manifestanti che avevano issato la bandiera rivoluzionaria. Gli attivisti locali hanno lanciato la campagna online ‘Idlib è verde’, appendendo bandiere verdi (in contrasto con il nero dei jihadisti) e lo slogan ‘Al Jolani è il nemico’, diffondendo tweet contro il leader di HTS.

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Una donna al voto per le elezioni del consiglio locale a Saraqib

La narrativa del regime siriano, secondo cui la scelta per il futuro del paese è tra il governo e ISIS/Sl Qaeda è molto diffusa tra i commentatori occidentali. È stata usata per screditare le opposizioni e fornire una giustificazione alla ‘Guerra al Terrore’ in corso. Eppure, molti siriani non si sentono rappresentati da nessuno di questi due fascismi. C’è sempre stata una terza opzione.

[1] Il dibattito tra i candidati al consiglio locale di Saraqib: https://www.facebook.com/alwan6070/videos/746061172232881/?hc_ref=NEWSFEED

[2] Leggi Mustapha Itani, ‘Protests break out across Idlib against Syria’s Al Qaeda branch’,  https://globalvoices.org/2017/06/17/protests-break-out-across-idlib-against-syrias-al-qaeda-branch/

Link all’articolo originale (in inglese): https://leilashami.wordpress.com/2017/07/19/democracy-is-the-alternative/#more-888

Leila Al Shami è coautrice con Robin Yassin-Kassab di Burning Country: Syrians in Revolution and War (Terra in fiamme: siriani nella Rivoluzione e nella Guerra), Pluto Press, Londra, 2016. Ha lavorato con il movimento dei diritti umani in Siria e altrove in Medio Oriente. È tra i membri fondatori del Tahrir-ICN, una rete che collega lotte antiautoritarie in tutto il Medio Oriente, nel Nord Africa e in Europa. Vive in Scozia e il suo blog è https://leilashami.wordpress.com

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